
Lonely Planet – Valentina Castellano Chiodo
Dietro il nome di una delle più note casa editrici di viaggio, che diffonde guide turistiche in tutto il mondo c’è una coppia.
Cultura popolare: che forme ha nel quotidiano della Valle Umbra? Nei “Quaderni dal carcere delle Osservazioni sul folclore” Antonio Gramsci la definiva come un insieme di elementi socio culturali subalterni rispetto alla cultura colta dei ceti dominanti. Una cultura ‘inferiore’ insomma, conformista e omologatrice. Negli anni ’70 con gli studi anglosassoni sparisce questa classificazione sociale e vede la luce lo studio Resistance Through Rituals, ‘Rituali di Resistenza’. Il testo dava conto di una serie di tendenze fra i giovani della comunità operaia postbellica.
Anche oggi potremmo chiamare cultura popolare ciò che – soprattutto fra i più giovani – continua a rappresentare una forma di resistenza contro disoccupazione, disgregazione sociale, violenza verbale, dittatura finanziaria, inquinamento. Come rispondono i nostri? Attingendo a idee e immagini che moltissimo hanno a che fare con la natura, il paesaggio e la cultura materiale tradizionale; dunque anche con il folklore. La tradizione, qui, oggi, permea ogni cosa e sembra resistere, talvolta di più, altre volte di meno, ai barbari colpi della globalizzazione.
La pop culture ai tempi di Greta Thunberg è in Umbria un corso di potatura degli ulivi promosso su Facebook. Oppure un gruppo di volontari che organizza via Whatsapp la raccolta dei rifiuti abbandonati sul Monte Subasio. O ancora: la rete di cittadini che coltiva gli orti solidali condivisi, che collabora per tracciare nuovi sentieri sui boschi o per recuperarne di antichi.
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