Ai Weiwei e l’opera “Dropping a Han Dynasty urn”

Emanuele BuonoBy Emanuele Buono|In Vedere|4 Minuti

“L’unico modo per costruire un nuovo mondo è distruggere quello vecchio”.

Così disse il presidente della repubblica cinese Mao Zedong. Ed è ciò che ha fatto Ai Weiwei: ha distrutto un vaso vecchio di 2000 anni, appartenente alla dinastia Han. Ma cominciamo dall’inizio.

Ai Weiwei (28 agosto 1957, Pechino – ) è un artista e attivista cinese che vuole far riconoscere la libertà di espressione nella Cina degli anni ’80-’90 e odierna. Il padre di Ai è il poeta cinese Ai Qing, che fu denunciato durante il movimento anti-destra. A solo un anno Ai Weiwei e la sua famiglia furono esiliati dalla capitale della Cina, così dovettero vivere a Shihezi, per 16 anni: nel 1976, alla fine della Rivoluzione Culturale, la famiglia tornò a Pechino. Nel 1978, è stato uno dei fondatori del primo gruppo artistico “Le stelle” d’avanguardia, insieme a Ma Desheng, Wang Keping, Mao Lizi, Huang Rui, Li Shuang, Ah Cheng e Qu Leilei. Nel 1980 quando iniziò la Riforma Cinese Ai si trasferirà negli Stati Uniti: dove vivrà per dodici anni (1981-1993). Lì si appassionerà della Pop Art di Wharol (da cui prese spunto per la successiva opera Han Dinasty Urn with Coca Cola Logo, 1994) e le opere concettuali di Marchel Duchamp. Nel 1994 Ai dovette tornare in Cina per stare vicino al padre gravemente malato. In questo periodo pubblicherà tre libri sull’arte: The Black Cover Book (1994), The White Cover Book (1995) e The Grey Cover Book (1997).

In molte delle sue opere Ai Weiwei evidenzia come il capitalismo e il consumismo in Cina stavano progressivamente cancellando l’eredità culturale e artistica della nazione (ad esempio l’opera del ’94 citata prima). Nel 2011, con l’accusa di evasione fiscale, verrà arrestato all’aeroporto di Pechino e verrà detenuto illegalmente in un luogo segreto per 81 giorni senza la possibilità di parlare con nessuno. Lasciato dalla polizia dedicò a quel periodo in carcere un’opera intitolata S.A.C.R.E.D. Nel 2016, a Palazzo Strozzi, verrà inaugurata la più grande mostra dedicata all’artista che per l’occasione realizzerà una maxi installazione costruendo con i mattoncini Lego i ritratti di centosettantasei perseguitati politici (scegliendone solo pochi per la grande mostra).

Così siamo ritornati alla nostra opera: Dropping a Han Dynasty Urn. Un’opera che serve per ricordare i mali del regime di Mao e cosa il regime comunista stava facendo all’élite. Ai rispondeva alle critiche delle persone con la famosa frase di Mao:

"L’unico modo per costruire un nuovo mondo è distruggere quello vecchio".

Secondo Ai la libertà di espressione è un diritto di ogni essere umano, per lui significa potersi esprimere senza conseguenze, far sentire al mondo la propria voce. Ai Weiwei attraverso l’arte intende rendere giustizia ai diritti civili che sono stati oppressi dalle ingiustizie: in questo caso l’arte diventa strumento di denuncia. In Cina, il governo post-comunista e ultra-capitalista di Pechino si basa su una solida regola: l’unico pensiero consentito è il pensiero del partito. Ai Weiwei rappresenta l’opposizione a tutto questo.

“My activism is a part of me. If my art has anything to do with me, then my activism is part of my art.” (Ai Weiwei)

“Il mio attivismo fa parte di me. Se la mia arte ha qualcosa a che fare con me, allora il mio attivismo fa parte della mia arte”. (Ai Weiwei)

“L’unico modo per costruire un nuovo mondo è distruggere quello vecchio”. Così disse il presidente della repubblica cinese Mao Zedong. Ed è ciò che ha fatto Ai Weiwei: ha distrutto un vaso vecchio di 2000 anni fa della dinastia Han. Ma cominciamo dall’inizio.

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