
Chiavi Umbre per corpi (e menti) in transito
La chiave è uno strumento di accesso.
Un grimaldello per penetrare in luoghi privati o riservati o ad accesso calmierato. L’Umbria, il celebre quanto misconosciuto cuore verde dell’Italia, è un territorio di nicchie produttive e paesaggistiche senza eguali. Volevamo svelarlo in qualche modo, per quella sua vocazione retrò frammista a punte di ricerca e sperimentalismo. Volevamo trovare insomma delle chiavi umbre di accesso non convenzionali. Per rivelare le sue peculiarità, ma senza stereotipi e con un po’ di mistero. Come in un languido abbaglio di bellezze e contraddizioni.
#chiaveumbra è così divenuto il titolo di un progetto culturale ed artistico che da 6 anni (5 edizioni) tenta di condurre al cuore intimo dell’Umbria collinare e olivicola. Nasce nel 2014 dalle menti della sottoscritta e di Daniela Tabarrini (project manager per Strade dell’Olio Dop Umbria). E’ lo spin-off delle manifestazioni legate a FrantoiAperti che hanno luogo, ogni anno, nei comuni umbri aderenti alla manifestazione per tutto il mese di Novembre a date differenziate.

Inizialmente si è trattato di realizzare mostre in ambienti poco noti e accessibili sul territorio olivato. Per cinque edizioni, dunque, parroci, uomini di cultura e volontari di ignote associazioni o semplici cittadini hanno concesso per un weekend le chiavi di porzione di castelli, torri, pievi di campagna o vecchi opifici solitamente chiusi o dismessi.
Un artista, interpretando il sito, vi era chiamato a collocarvi un’opera o più in un dialogo spiazzante tra antico e nuovo. Lo iato seducente tra la percezione della tradizione e le ragioni del contemporaneo. Ogni edizione un sottotema, un approccio diverso scelto da me con la collaborazione di altri curatori, in particolare con Maurizio Coccia del Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary. Quel che è certo, la Natura ha fatto sempre da protagonista: sia come luogo che ci ha accolto, sia come luogo di riflessione.
Andar per vocaboli di campagna, strade sterrate, cercare luoghi inediti e un po’ romiti tra appezzamenti di terreno coltivati ad olivo, annusare nell’aria l’odor di frangitura e olio nuovo era l’avventura che proponevamo.
Dovevi trovare l’uscio. Aprirlo. Sempre un po’ incerto se si fosse nel luogo giusto.
E ci si trovava di fronte a bellezze stinte del passato e oggetti anomali del presente come proiezioni, fotografie fuori scala, installazioni audio o oggetti inquieti. Persi, a ritrovarsi un poco: figli di ieri e genitori dell’oggi.
Poi ci siamo reinventati. Il Covid ha imposto le sue ragioni e noi invece abbiamo imposto la nostra voglia di raccontare ancora. Non aveva più senso colonizzare i luoghi che nessuno poteva vedere. Non era giusto spiare dal buco della serratura di internet delle reali installazioni in sito che mai sarebbero state vissute in modo aptico con tutti i sensi e con tutte le emozioni di un reale incontro. Le porte, anche regionali, erano chiuse. Dovevamo parlare dalle nostre case. Quindi è nato #Chiaveumbra2020_Visioni Digitali, un progetto completamente nel web e per il web.

5 giovani artiste (Izabela Bardhoshi, Lezhe,1992; Sara Checconi Sbaraglini, Assisi, 1994; Diana de Luca, Avezzano, 1996; Tatiana Stropkaiová, Kosice, 1993; Tina Squillace, Parma, 1996) sono state invitate a riflettere sul ruolo della Natura nella nostra esistenza; sul senso del vivere un Luogo; sono state portate a fantasticare rispetto a un paesaggio, ad un tempo naturale e antropologico, come quello umbro – al momento irraggiungibile – per dare senso anche alle distanze e alla voglia nonostante tutto di esserci. O di fuggirne, come per Sara che, invece, vi era letteralmente imbrigliata.
Invitate ad accompagnare il pubblico nell’interpretazione di questi luoghi e nell’immaginario che ci offre, le artiste hanno postato per un mese su Instagram (chiaveumbra) e sul sito www.frantoiaperti.net/chiave-umbra, opere appositamente realizzate per quella che si delinea come una sorta di mostra on-line fatta di pensieri, visioni e parole ordinate o alla rinfusa. Inoltre, una volta a settimana, hanno dato corso ad una Digital Performance Live.

Collegate simultaneamente ad internet, ci hanno fatto assistere al divenire delle loro associazioni mentali guidandoci in un itinerario di frasi, autobiografismi, immagini, quesiti vitali, dubbi sul vivere la natura, nella natura, nelle tradizioni delle terre umbre. Nei video documentali montati a ritroso e postati nelle pagine web, poi, tutto torna alla pagina bianca. Una metafora che invita al campo del quesito, del dubbio, ai potenziali pensieri che germinano nel nulla e nel silenzio.
Ora #chiaveumbra rimarrà online a rammentarci che i luoghi impongono le loro logiche anche da remoto. Perché sono frutto di un vagare che è prima mentale e poi fisico. Ma ogni visione digitale, guardate bene, non è altro che la proiezione di questi corpi di sangue e ossa e piedi che solcano la terra. Di questa carne della pittura, di parole tagliate e incollate, di foglie e pigmenti. Di questi sorrisi fatti di denti e di queste lacrime di acqua salmastra.
Le Visioni digitali di #chiaveumbra sono dunque anche un invito esplicito a tornare nel mondo. A tornare ai corpi. Annusare, assaggiare, solcare. Perderci e avvincerci ai paesi e alle persone come virus esperienziali a cui immunizzarci per assuefazione.
INFO
Titolo: CHIAVEUMBRA2020_VISIONI DIGITALI. Narrazioni d’arte contemporanea dai paesaggi olivati dell’Umbria
Genere: progetto d’arte contemporanea on line
Artiste: Izabela Bardhoshi; Sara Checconi Sbaraglini; Diana de Luca; Tatiana Stropkaiová, Tina Squillace
Da un’idea di: Mara Predicatori e Daniela Tabarrini
A cura di: Mara Predicatori con Maurizio Coccia


