
It’s a little bit funny this feeling inside I’m not one of those who can easily hide
("Your Song", Elton John)
Basterebbero queste poche parole per racchiudere il senso e l’insegnamento della storia d’amore tra Gianni Versace e Antonio D’Amico. Una storia controversa, rivoluzionaria, prima nascosta e poi urlata al mondo con coraggio; una storia che ancora oggi si trascina dietro una lunga serie di fitti misteri e dinamiche tutt’altro che chiariti.
Un amore d’altri tempi quello tra il calabrese Versace, strabiliante visionario della moda, amico e confidente delle star della musica e del cinema, di re e regine, e il pugliese D’Amico, modello con velleità da fashion designer.
Il colpo di fulmine tra i due si trasforma in quindici anni d’amore, tra lusso sfrenato ma anche e soprattutto tanta dedizione al lavoro. Insieme sono cresciuti, hanno condiviso tanto e collaborato anche alla linea sportiva del brand Versace: Gianni il Maestro, Antonio l’apprendista, insieme una delle primissime coppie omosessuali a fare coming out e a vivere il l’amore alla luce del sole; in uno scenario, quello del jet set degli anni ‘90, ancora poco aperto e impaurito dal cambiamento, incagliato in un frastagliato sottosuolo di reticenze omofobe.
Un legame, comunque indissolubile, spezzato il 15 luglio 1997 a Miami da due colpi di pistola sparati da Andrew Phillip Cunanan, serial killer italo-americano-filippino in quei giorni già inserito dall’FBI nella lista dei dieci ricercati più pericolosi d’America per aver assassinato in precedenza altri quattro uomini, tre dei quali suoi amanti. Quel giorno fu proprio Antonio D’Amico a trovare il corpo senza vita dello stilista, sui gradini antistanti l’ingresso della sua villa. Per la cronaca, Cunanan si suicidò pochi giorni dopo, nascosto in una casa galleggiante poco distante dalla residenza di Versace, oramai braccato dalla polizia.
Uno shock mondiale, proporzionale alla grandezza dell’uomo e del genio Versace, che ancora oggi si porta dietro troppi misteri nascosti da un alone di complotti, come d’altronde per molti altri miti.
Il giorno del suo funerale, nel Duomo di Milano, oltre diecimila persone gli resero l’ultimo saluto, insieme a buona parte dello star system internazionale, da Sting a Lady D (scomparsa pochi mesi dopo nello stesso anno), da Naomi Campbell alle altre top model lanciate dallo stesso Versace, da Giorgio Armani a Gianfranco Ferré, fino ad arrivare a Elton John, legato da una profonda amicizia con lo stilista calabrese (il cantante gli dedicherà poi una celebre versione di “Your Song” durante un concerto fortemente voluto proprio a Reggio Calabria, città natale di Gianni).
La distruzione di questo grande amore ha lasciato per anni Antonio D’Amico in preda a forti crisi depressive, accentuate anche dai dissapori con la famiglia del compagno, specie con i fratelli Donatella e Santo Versace, con i quali D’Amico non ha potuto più intrattenere nessun tipo di rapporto. Nonostante il testamento di Gianni Versace parlasse da sé, descrivendo quanto fosse importante il sentimento per il suo amato (infatti dispose per lui un vitalizio mensile di 50 milioni di lire e il diritto a godere delle residenze di Milano, Miami e New York), in seguito a svariate battaglie legali l’ex compagno avrebbe scelto di rinunciare a buona parte dell’eredità.
La storia d’amore tra Gianni Versace e Antonio D’Amico e la tragica fine dello stilista sono diventate anche il soggetto della miniserie TV “American Crime Story”, di Ryan Murphy, girata quasi interamente nei luoghi reali degli eventi, visibile in Italia su Netflix.
