Reflecting Absense

Le Torri Gemelle dopo l’11 settembre 2011

Sette edifici di Lower Manhattan, per la maggior parte disegnati dall’architetto Minoru Yamasaki e dall’ingegnere Leslie Robertson.

Un concentrato di vetro, ferro e calcestruzzo simbolo di un passato, un presente e un futuro, baluardi di una città, di ideali politici e di una certa idea di mondo.

Siamo in uno dei fulcri della grande mela. Siamo al World Trade Center.

Anche se solo per pochi mesi, sono stati i grattacieli più alti del modo. Il primato gli è stato tolto dalla Sears Tower di Chicago.

Siamo nel 2019, e quello che possiamo vedere a New York è ciò che è diventato un vecchio celebre duo che ha saputo evolvere e sopravvivere ai tragici eventi della storia: Ground Zero.

"Le Torri Gemelle sono state la coppia architettonica più emblematica della storia"

Le torri gemelle sono state, forse, la coppia architettonica più emblematica della storia e la loro tragica fine le ha rese immortali nell’immaginario collettivo. Anche chi non le ha mai viste dal vivo sicuramente le ricorda e ricorda anche cosa stava facendo alle 15, ora italiana, dell’11 settembre 2001. Io avevo 10 anni e guardavo la melevisione con mia sorella a casa di una nostra vicina. Non lo dico tanto per dire, ma per ribadire che dietro la celebrità di quella coppia si celano storie e ricordi di milioni di persone comuni.

È famoso perché lo ricordiamo e lo riconosciamo. Ecco qual’è la bellezza della celebrità: tutti, dovunque, parlano di te. Di loro nel caso della nostra coppia celebre.

Meglio se al ricordo e alla celebrità è legato un avvenimento positivo, ma purtroppo per le Tween Towers non è (sempre) stato così. Erano già famose prima dell’attacco terroristico e questo è sicuramente uno dei motivi per cui erano nel mirino dei piloti attentatori.

Sono ricordi un po’ offuscati, forse, ma vivi quelli che echeggiano nei miei pensieri in questo momento, forse anche nei vostri: il vociferare dello scoppio della terza guerra mondiale, il nome di Osama Bin Laden, la congettura sul complotto di George W. Bush, i simboli che uscivano sul pc quando si  inserivano i numeri dei voli… ne è passata di acqua sotto le fondamenta delle torri.

Una celebrità è qualcuno, o qualcosa, che permane nonostante il male, che si fa forte del passare del tempo e che non si fa dimenticare.

Oggi è proprio l’acqua che alimenta lo spirito del WTC.

Alimenta il vuoto che le due torri hanno lasciato. Un vuoto soprattutto spaziale oltre che emotivo. L’acqua e il vuoto alimentano il nuovo che vi si pone accanto. Si sostengono a vicenda. Si danno la forza, l’uno con l’altro, di continuare a vivere e andare avanti verso il futuro.

Una perdita lascia un vuoto. Un lutto lascia un vuoto. Il vuoto è colmato dalle lacrime.

L’acqua delle due grandi vasche di Ground Zero: le lacrime delle Torri Gemelle.

Le ostentano, vogliono farle vedere a tutti, ai familiari delle vittime, ai politici, ai terroristi, ai comuni cittadini, ai turisti, al mondo intero insomma. I due vuoti ostentano questa valle di lacrime.

Da una grande vasca l’acqua implode in una più piccola.

È il principio del pianto dell’occhio umano al contrario. Il movimento controverso di queste lacrime sembra simboleggiare la non naturalezza dell’evento, terribile, che stanno a memorare. L’acqua che implode come implosero le torri.

Implosione contro esplosione.

Così come sono esplosi gli aerei, i vetri, gli acciai durante l’impatto, oggi esplodono due fasci di luce di notte verso il cielo di Lower Manhattan. Esplodono i nuovi grattacieli costruiti intorno al memoriale. Esplodono le anime di chi si affaccia verso l’implosione nel vuoto dell’acqua nelle vasche. Esplode un leggero sorriso quando leggi “per piacere poggiarsi” sulla fascia di bronzo che fa da parapetto alla vasca. Implode qualche lacrima quando cerchi di leggere tutti quei nomi incisi. Sono tanti, troppi. Esplode dentro un timido auguri quando vedi sopra qualche nome un fiore lasciato per il compleanno di un amato. Esplodi di smarrimento quando ti rendi conto di quante persone sono state testimoni del tragico evento semplicemente stando seduti nei loro uffici.

La prima volta che ho sentito parlare del memoriale dell’11 settembre a Ground zero era il 20 settembre 2013 ed ero al 150° anniversario del Politecnico di Milano.

Era Daniel Libeskind a parlarne, l’architetto che ha progettato il master plan del National September 11 Memorial and Museum. I suoi ragionamenti dietro alla concezione del progetto mi avevano colpita. Mentre guardavo quelle immagini proiettate cercavo di mettere a fuoco i miei ricordi di quei luoghi. Sono uscita dalla conferenza estasiata, quei disegni mi avevano colpito, ma nulla mi aveva preparato alle emozioni di quando mi sono trovata davanti a quel misto di architettura e umana tristezza.

Sono stata tre volte a New York, la prima volta Ground Zero era una grande zona recintata, inavvicinabile, la seconda invece un grosso cantiere, mentre l’ultima volta ho trovato davanti ai miei occhi una sensazionale rivelazione. La coppia.

Sette edifici di Lower Manhattan, per la maggior parte disegnati dall’architetto Minoru Yamasaki e dall’ingegnere Leslie Robertson.

Così come sono esplosi gli aerei, i vetri, gli acciai durante l’impatto, oggi esplodono due fasci di luce di notte verso il cielo di Lower Manhattan. Esplodono i nuovi grattacieli costruiti intorno al memoriale. Esplodono le anime di chi si affaccia verso l’implosione nel vuoto dell’acqua nelle vasche. Esplode un leggero sorriso quando leggi “per piacere poggiarsi” sulla fascia di bronzo che fa da parapetto alla vasca. Implode qualche lacrima quando cerchi di leggere tutti quei nomi incisi. Sono tanti, troppi. Esplode dentro un timido auguri quando vedi sopra qualche nome un fiore lasciato per il compleanno di un amato. Esplodi di smarrimento quando ti rendi conto di quante persone sono state testimoni del tragico evento semplicemente stando seduti nei loro uffici.

La prima volta che ho sentito parlare del memoriale dell’11 settembre a Ground zero era il 20 settembre 2013 ed ero al 150° anniversario del Politecnico di Milano.

Era Daniel Libeskind a parlarne, l’architetto che ha progettato il master plan del National September 11 Memorial and Museum. I suoi ragionamenti dietro alla concezione del progetto mi avevano colpita. Mentre guardavo quelle immagini proiettate cercavo di mettere a fuoco i miei ricordi di quei luoghi. Sono uscita dalla conferenza estasiata, quei disegni mi avevano colpito, ma nulla mi aveva preparato alle emozioni di quando mi sono trovata davanti a quel misto di architettura e umana tristezza.

Sono stata tre volte a New York, la prima volta Ground Zero era una grande zona recintata, inavvicinabile, la seconda invece un grosso cantiere, mentre l’ultima volta ho trovato davanti ai miei occhi una sensazionale rivelazione. La coppia.

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