
Il colore un elemento di riconoscibilità
("Your Song", Elton John)
Soffermandoci sulle preferenze cromatiche delle case di moda più celebri del mondo comprenderemo in che modo i colori hanno tessuto i fili dell’apparire, raccontando la nascita della predilezione per un colore. Dal Blu Lanven all’Arancione Hermes, da Tiffany&Co al Rosso Valentino, dalla Schiapparelli al Bianco Margela, da Armani a Labouten.
Il percorso creativo di molti stilisti è accompagnato da veri e propri trend legati al colore, partendo dall’antico sapere umano, attraverso scelte ben pensate o sostenute dal caso. Scelte cromatiche in grado di raffigurare nel tempo il riassunto visivo di un’epoca, delle sue posizioni ideologiche, culturali e sociali, oltre che commerciali ed economiche.
- A questo punto una prima domanda potrebbe essere: perché l’arancione è il colore di Hermès? Per trovare la ragione bisogna tornare al 1945, quando Émile-Maurice-Hermès, nipote del fondatore della maison, che porta il suo nome, durante la seconda guerra mondiale si ritrovò improvvisamente senza le sue scatole originarie, che in passato erano beige. Fu così che in assenza di queste Émile riuscì a recuperare dei cartoni arancioni, trasformando una necessità in un punto di forza, tanto che in breve tempo questa tonalità rese riconoscibile Hermès in tutto il mondo, diventandone elemento caratterizzante.
- Hermès non è l’unico ad aver unito il suo nome a un colore, anche il Blu Lanvin, un blu celeste, quasi cobalto, con tocchi di malva, ispiratosi ai cieli del Beato Angelico ha saputo racchiudere nella scelta del colore la riconoscibilità di un marchio. Grande amante dell’arte e assidua collezionista, Jeanne Lanvin fa del colore la sua passione, tanto che nel 1923 apre la sua tintoria dedicata alla sperimentazione cromatica. Da allora il blu è uno dei simboli della Maison, tuttora protagonista delle collezioni, degli accessori e dell’universo Lanvin. 3. Sempre sulle tonalità del blu negli anni 60’ ci fu l’abito a palloncino di Renato Balestra a far parlare di se.
- Mentre qualche anno prima, nel 1936 Elsa Schiapparelli, stilista, costumista e sarta italiana naturalizzata francese, considerata una delle più influenti figure della moda nel periodo fra le due guerre mondiali, decise di utilizzare per la confezione del suo profumo “Shocking” il colore Rosa, scelta, che la rese popolare e riconoscibile in tutto il mondo. Nel 1954 decise poi di pubblicare un libro autobiografico, “Shocking life” definendo così il suo colore: «Il colore mi si parò davanti agli occhi: brillante, impossibile, sfrontato, piacevole, pieno d’energia come la luce, tutti gli uccelli e i pesci del mondo; un colore proveniente dalla Cina e dal Perù; un colore “shocking”, puro e non diluito…».
- Continuando con le cromie ci avviciniamo all’acquamarina, al ceruleo, parola che deriva probabilmente dal latino caeruleus, “blu scuro, blu o blu-verde”, che a sua volta deriva probabilmente da caelulum, diminutivo di caelum, “paradiso, cielo”, in grado di suscitare, secondo alcune ricerche, vitalità e desiderio. Il suo numero Pantone è “1837” perché il colore Blue Tiffany è nato con la gioielleria americana Tiffany&Co. proprio in quell’anno. Charles Lewis Tiffany fondatore del marchio decise di volere queste tonalità per la cover di “Blue Book”, una sorta di “grande catalogo”, che riuniva le creazioni più preziose del marchio, fino a rendere iconica la scatola più desiderata dalle donne di tutto il mondo, marchio celebrato anche dal film Colazione da Tiffany del 1961 con Audrey Hepburn e George Peppard.
- Passando dai toni chiaria ai toni più decisi come il Rosso acceso di Valentino, che da oltre 50 anni ammalia molte donne. Tutto iniziò con la prima sfilata della maison a Palazzo Pitti, ad attirare l’attenzione fu l’uso di un colore dominate, destinato a segnare la storia della maison e che da quel momento sarà definito da tutti il rosso Valentino. Durante la rappresentazione di un’opera lirica a Barcellona, lo stilista Valentino ospite della serata, fu ammaliato da un’anziana signora seduta in uno dei palchi e vestita con un abito di velluto rosso: in quel momento sarà lei a rappresentare una storia lunga, una vita.
- Il Rosso di Valentino diventa anche quello di Louboutin, tra gli stilisti più esclusivi e ambiti del mondo dell’alta moda. Dichiaratamente specializzato in calzature, le sue scarpe gioiello, dalla suola rosso scarlatta, fanno notizia in tutto il mondo, riconoscibili dalla suola tinta di rosso nata da un’intuizione che lo stilista francese ebbe nel 1992, quando la sua assistente, Sarah, attendendo direttive si dipingeva le unghie di rosso. Quel rosso accesso dello smalto si trasformò da subito in intuizione, tanto da spingere lo stilista a prendere la boccetta e dipingere la suola della “Pensée”, la scarpa “mito” dalla suola infuocata dal color Pantone 186c. per le scarpe delle super top model e teste coronate, star della musica e del cinema.
- Da i colori accesi passiamo ai toni sobri o quasi neutrali di Giorgio Armani che inventò il colore Greige, termine nato dalla fusione di due tinte, grigio e beige. Armani cominciò ad utilizzarlo 1980 tanto da venire definito il Re del Greige.
- Colori sobri anche per Martin Margela, lo stilista belga, che ha fondato la sua Maison a Parigi nel 1989, diventando famoso per l’utilizzo del bianco espressione del suo spirito. Tutto è bianco per la Maison Margela.
Per ogni stilista il suo colore. Cromie che raccontano storie e tracciano identità, diventando tratti indelebili di riconoscibilità. Icone di stile e personalità. Non è un caso che proprio la scelta e l’uso delle tinte diventi elemento non solo di distinzione, ma anche di identificazione e di scelta. Infatti i colori nella comunicazione rappresentano un elemento fondamentale sono in grado di trasmettere stati emotivi, di influenzare la psicologia delle persone e di avere un qualche effetto anche su quello che è l’aspetto strettamente personale di ognuno. Ogni colore ha le sue caratteristiche che si intersecano con le personalità di chi le indossa e di chi le osserva.
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