
Libertà nelle stanze del nostro cervello
Ci sono alcuni termini, parole che sono legate in modo indissolubile, inestricabile con la storia dell’uomo, che ne hanno condizionato l’evoluzione e a loro volta sono stati condizionati dal progredire del tempo. Libertà è uno di questi, un termine, un concetto, un ideale che ancestralmente permea nell’epidermide, nella vita di tutti noi. Un concetto “imprintato”, incapsulato nelle nostre reti neurali, una guida, un faro del nostro agire nel mondo.
Libertà è uno di quei termine che immagino come una sacca
che si riempie di significato quando a essere esplicitato non è solo il fine, ma anche il mezzo psicologico e mentale; e i nostri mezzi interni per tendere verso la libertà li potremmo chiamare istinti, motivazioni, bisogni e l’eterna ambivalenza tra individualismo e società. Tale ambivalenza che spesso sperimentiamo, è particolarmente visibile nei bambini, è figlia della nostra organizzazione cerebrale. Un’architettura verticale, una casa con tre stanze, di certo open space, ma ognuna con caratteristiche e funzioni proprie. Le tre stanze del cervello rappresentano un distinto strato evolutivo che parla di istanze, funzioni, comportamenti, motivazioni e rappresentazioni delle realtà differenti. Ed ognuna delle tre stanze ha una propria “intelligenza”, un suo senso del tempo e dello spazio, una sua memoria e un’idea di libertà, dei mezzi mentali per raggiungerla.

La prima stanza in cui entriamo in senso evolutivo prende il nome di cervello rettiliano dove per libertà si intende la possibilità di soddisfare, rispondere in modo immediato ai bisogni di base mettendo in atto istinti legati all’autoconservazione e alla sopravvivenza. È solo entrando nella seconda stanza che fa la sua comparsa un nostro conspecifico. Potremmo dire che prima eravamo in bagno dove, solitamente, si è soli, esistiamo solo noi e i nostri bisogni, ed è da qui che accediamo alla camera da letto, una stanza, nell’immaginario collettivo, per due. In questa stanza intermedia che chiameremo sistema limbico la libertà si colora emozionalmente, è grazie all’altro (ancora non con l’altro) che possiamo toccarla, avvicinarla tramite quei comportamenti di attaccamento, accudimento e agonismo.


