
Briciole
Una storia così, ma d'amore
Cara Mamma ,
ti scrivo da un luogo nuovo per me: i miei 40 anni.
E’ da questo Natale che volevo fermarmi un attimo e trovare il tempo per parlare con te.
Avevo cominciato a sentire qualcosa nello stomaco già alle prime lucine sui balconi. E’ diventato fastidio vedendo in tv i genitori stringere a sé i figli in caldi abbracci di cachemire intorno all’albero.
Quest’anno non ce l’ho fatta quindi, come tanti mi sono arresa e ho sperato che le feste non arrivassero mai.
Natale è come uno specchio che ti mette davanti la tua famiglia,anche se ti fa male ciò che vedi riflesso. La famiglia che hai, quella che non hai, quella che volevi avere, quella che hai provato ad avere e non ci sei riuscita. E i conti non tornano mai.
Così ho pensato che ora che sono grande potevo anche parlarti di me. Mi hai messa al mondo tu, ma ci conosciamo poco. Lo so, quando provo a dirti qualcosa che non ti piace ti giri da un’altra parte, per non soffrire. E un po’ mi viene da ridere perché mi pare di vederti mentre fai la tua faccia di disapprovazione e diventi ancora più buffa: arricci gli angoli della bocca all’in giù, il tuo naso diventa ancora più a patata.
Perché mamma, tu non vuoi mai che ne parliamo, ma la nostra non è la famiglia che si vede in quelle pubblicità. Diciamolo, liberiamoci! Che ce ne importa! Lasciale parlare le vicine. Solo noi sappiamo.

Ricordo che dal letto sentivo i tuoi passi delicati, per fare piano, la mattina: ti alzavi prima di me per accendere la stufa a legna, scaldarmi il latte e venirmi a svegliare . Riconoscerei l’accurata minuzia dei tuoi rammendi fra mille: la trama del filo diventa così fitta che si confonde con quella del tessuto e in quelle piccole trame c’è tutto l’amore di cui sei capace.
Perché’ nessuno come te sa accudire. Il tuo è un amore fatto di premure segrete: il pigiama messo a scaldare sul termosifone, il profumo di bucato dei vestiti puliti sulla sedia, le merende di pane e pomodoro.
Adesso sento tutto il tuo amore nei cioccolatini che mi metti in tasca la domenica.
A volte penso che più cose non riuscivi a dirmi e di più premure mi ricoprivi . Non è che non volessi, non ci riuscivi. Forse ero io che volevo troppo da te .
I “ brava amore mio” te li ho letti negli occhi, i “come sei bella “ li ho sentiti fra le tue carezze quando mi spazzolavi i capelli. Quando mi lamentavo di non riuscire a dormire non volevo una coperta in più, volevo la risposta a tante domande.
Il tuo, mamma, è un bene fatto di tante briciole che non mi hanno mai tolto la fame.
Perché c’era sempre una condizione. Non ti potevo deludere, non potevo essere diversa da come mi approvavi tu. Attenta alle parole, ai gesti, alle scelte. O tu non mi avresti accettato più. Tutt’a un tratto smettevi di toccarmi, di parlarmi. Per giorni. Cosìper tanti anni mi sono vestita come piaceva a te, ho telefonato ai parenti per fargli gli auguri come volevi tu, per paura che il tuo sguardo cambiasse.
Non volevo che tu mi insegnassi a stirare i colletti, volevo che mi insegnassi a credere in me. A farmi rispettare. A non elemosinare uno spazio per me. Una cosa che non è stata insegnata neppure a te.

Per questo mamma voglio dirti grazie, davvero, hai fatto tutto ciòche potevi con i mezzi a tua disposizione, ma da qui in poi faccio io. Ti voglio bene, non hai colpe perché’ non potevi darmi quello che è mancato anche a te. Perdonami mamma, ma devo credere in quello che dico io, in ciò che conta per me, non per te.
Sto facendo i miei passi, le mie scelte. So che non ti piacciono. Ma ho imparato a dire di no, ho imparato a non chiedere per favore per le cose che mi spettano. Ho imparato che non devo essere diversa per meritare amore, lo merito per come sono, senza condizioni.
“Ti voglio bene se…”non toglie la fame.

Forse non ci siamo sempre capite, andiamo come due altalene fuori sincrono. Però ci siamo amate tanto lo stesso. Il tuo amore ha preso una strada di silenzi ma c’era. Immenso.
Così ho pensato che l’anno prossimo per le feste mi faccio un bel regalo e non lo guardo quello specchio. Quello che c’è c’è, pazienza. A Natale mi preparo una bella piadina col prosciutto, porto giu’ il cane e vado al cinema con un’ amica. Tranquilla, nel pomeriggio passo da te a prendermi un bell’abbraccio.
Lo so che non è di cachemire, ma è il tuo.E oggi, da qui, mi va bene cosi.
Opere William Scott (1913 – 1989)


