Libertà nelle stanze del nostro cervello

Miki CrisantiBy Miki Crisanti|In Essere|5 Minuti

Ci sono alcuni termini, parole che sono legate in modo indissolubile, inestricabile con la storia dell’uomo, che ne hanno condizionato l’evoluzione e a loro volta sono stati condizionati dal progredire del tempo. Libertà è uno di questi, un termine, un concetto, un ideale che ancestralmente permea nell’epidermide, nella vita di tutti noi. Un concetto “imprintato”, incapsulato nelle nostre reti neurali, una guida, un faro del nostro agire nel mondo.

Libertà è uno di quei termine che immagino come una sacca

che si riempie di significato quando a essere esplicitato non è solo il fine, ma anche il mezzo psicologico e mentale; e i nostri mezzi interni per tendere verso la libertà li potremmo chiamare istinti, motivazioni, bisogni e l’eterna ambivalenza tra individualismo e società. Tale ambivalenza che spesso sperimentiamo, è particolarmente visibile nei bambini, è figlia della nostra organizzazione cerebrale. Un’architettura verticale, una casa con tre stanze, di certo open space, ma ognuna con caratteristiche e funzioni proprie. Le tre stanze del cervello rappresentano un distinto strato evolutivo che parla di istanze, funzioni, comportamenti, motivazioni e rappresentazioni delle realtà differenti. Ed ognuna delle tre stanze ha una propria “intelligenza”, un suo senso del tempo e dello spazio, una sua memoria e un’idea di libertà, dei mezzi mentali per raggiungerla.

La prima stanza in cui entriamo in senso evolutivo prende il nome di cervello rettiliano dove per libertà si intende la possibilità di soddisfare, rispondere in modo immediato ai bisogni di base mettendo in atto istinti legati all’autoconservazione e alla sopravvivenza.  È solo entrando nella seconda stanza che fa la sua comparsa un nostro conspecifico. Potremmo dire che prima eravamo in bagno dove, solitamente, si è soli, esistiamo solo noi e i nostri bisogni, ed è da qui che accediamo alla camera da letto, una stanza, nell’immaginario collettivo, per due. In questa stanza intermedia che chiameremo sistema limbico la libertà si colora emozionalmente, è grazie all’altro (ancora non con l’altro) che possiamo toccarla, avvicinarla tramite quei comportamenti di attaccamento, accudimento e agonismo.

Ed eccoci alla terza stanza il salotto, una stanza dove entra in gioco la società, dove prende senso la frase che mi ripeteva mio padre da piccolo: “La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Dove il termine libertà prende forma nella sua accezione più alta, dove diventa ideale e “archetipo” della società. Dove l’uomo inizia a pensare al gruppo sociale in termini di condivisione e cooperazione. É nel cervello neocorticale che gli altri non sono più mezzi o fini per la nostra libertà, ma solo insieme a loro è possibile.
Vorrei indire, adesso, insieme a te caro lettore una riunione di condominio. Mettiamoci comodi e invitiamo a questo tavolo le tre stanze del nostro cervello: il bagno, la camera da letto e il salotto. Benvenuti miei cari! Come state? Vorrei utilizzare le parole di Nietzsche per questo gioco immaginativo:
“Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”
Immaginate che le cose stiano proprio in questo modo, così come descrive Nietzsche. Che emozione vi provoca questo pensiero?
… credo che libertà, vivere una vita libera sia fare in modo che questa sia una grandissima notizia!

Redazione


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