…successivamente far innamorare in padella

Alain Ducasse, uno che nella sua carriera ha collezionato qualcosa come 21 stelle Michelin, oltre a riuscire nell’impresa di tenere aperti contemporaneamente tre ristoranti tre stelle in tre diversi paesi, con una delle sue frasi più celebri ci dice che “E’ una storia d’amore la cucina. Bisogna innamorarsi dei prodotti e poi delle persone che li cucinano.”

Facile direte voi, niente di più scontato che ci sia amore in cucina. Che ci si innamori di un ingrediente piuttosto che un altro o di uno chef piuttosto che un altro è alla base della natura umana, della celebrazione delle cose che ci piacciono della nostra esistenza terrena. Inoltre molti affermano che l’umore di chi cucina influisce largamente sulla qualità del piatto finale o che un cuoco innamorato riesca a tirare fuori qualcosa di più da una pietanza rispetto a un altro che ha il cuore arido. In questo momento però non voglio tirare fuori la solita disamina sul rapporto tra cibo e sentimento umano, troppo scontato.

Quello che voglio infatti è parlare dei sentimenti degli ingredienti, delle loro emozioni, del carattere diverso che ha ogni materia prima che venga poi cotta, fatta al vapore, servita cruda. In cucina infatti, o meglio nel gergo della cucina italiana esiste una dicitura su cui quasi nessuno si è mai soffermato veramente. Ad un certo punto della ricetta infatti si chiede a chi la esegue di “far innamorare” due ingredienti. Bene. Far innamorare due ingredienti si usa quando questi sono buoni di per sé, ma è nel loro connubio, nella loro unione che esprimono nuove sensazioni, aromi, profumi. Se chiudeste gli occhi e vorreste immaginarvelo questo sarebbe come il rumore delle tagliatelle fatte in casa una volta condite con il sugo di ritagli di pollo. Questo è il suono dell’innamoramento. Voglio mettervi in guarda, se magari dopo questa descrizione pensiate che si stia parlando di quei miti scontati che mettono in relazione cibo e seduzione. Niente di più lontano da questo. In questo momento stiamo osservando il cibo come se questo fosse una specie animale, come se da dietro una roccia guardassimo una danza di oranghi pronti a conquistare la compagna scelta. Siamo degli scienziati che studiano un comportamento di qualcosa di diverso da noi: il cibo si innamora solo in alcuni casi, in padella soprattutto, quando lo fai ripassare, quando dai l’ultima condita di lardo sull’arrosto. Questi sono innamoramenti che diventano di tutti, patrimonio di chi fa innamorare cibo per far innamorare una persona, tutte conseguenze continue nell’eterna opera di ricerca della felicità attraverso il sentimento. Per quanto poi sia la mano umana ad avvicinarli è sempre il sentimento insito dentro l’ingrediente che decide di innamorarsi o no: non si innamorerà mai un ostrica con lo champagne, si innamorerà sempre una pasta fatta in casa col suo sugo. Questo succede con tutte quelle pietanze che non puoi dividere ed è questa è la più grande differenza con noi viventi dalla quale dovremmo tutti prendere spunto: un ingrediente con un altro, una volta innamorato, non si separerà mai e poi mai. Credete che questa sia un’ esagerazione? Possibile, ma in fondo chi è che non sogna di avere nella vita un amore eterno, inseparabile, inscindibile. Qualcosa che entri nella leggenda. Una leggenda tipo il pollo coi peperoni.

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