Andrea Ranocchia, un sogno chiamato Borgo Antichi Orti

Dai campi di pallone ai campi di terra, della sua terra. Andrea Ranocchia ci racconta un sogno chiamato Borgo Antichi Orti

Andrea Ranocchia, ha radici umbre, classe 1988, ha esordito in serie B all’età di 18 anni e nella serie A nel 2009.  Oggi condivide lo sport del calcio con le salde radici della sua terra natia, l’Umbria. In questi ultimi anni ha investito nel recupero di un antico borgo assisano abbandonato, con lo scopo di farne un luogo di ricerca e sviluppo delle antiche arti rurali.

Così è nato nel 2019 il Borgo Antichi Orti di Assisi.

Noi del Caffè Moda Rinaldi Magazine insieme ad Andrea Ranocchia abbiamo deciso di realizzare una sezione chiamata “Hortuli”, all’interno della Rubrica Assaporare, dove vi racconteremo la storia del Borgo e gli sviluppi delle coltivazioni e dei cicli produttivi della terra.

 

Come nasce questa realtà chiamata Borgo Antichi Orti?

«Nasce dal sogno di realizzare un progetto duraturo, nella terra in cui sono nato e cresciuto.
Inizialmente avevo in mente di creare una struttura ricettiva più semplice.
Poi le idee si sono susseguite, e abbiamo dato vita a una struttura decisamente complessa, con l’ideale di riportare in vita le nostre origini contadine, e farle combaciare con le tecniche e l’innovazione del nuovo millennio».

Far conoscere l’Umbria attraverso un percorso sensoriale, è forse questo l’obbiettivo primario di Borgo Antichi Orti?

«Sicuramente l’Umbria è un territorio particolare, che offre tanto, e uno dei nostri obiettivi è quello di utilizzare le conoscenze dei nostri nonni, e della grande cultura monastica di cui Assisi gode, e cercare di farla conoscere al più ampio pubblico possibile».

Quanto studio e quanta ricerca ha richiesto la realizzazione del Borgo?

«La realizzazione del Borgo ha richiesto 5 anni di studi e ricerche, e ancora oggi le aree da sviluppare sono ampie. Senza la ricerca del passato non ci sarebbe stata la visione di quello che sarà il Borgo nel prossimo futuro».

La bellezza del Borgo risiede anche nell’aver restituito longevità a un terreno antico, quello dei monaci benedettini… come nasce e come si intreccia questa storia?

«Tutte le idee e i lavori che sono stati sviluppati al Borgo, hanno sempre rispettato l’aspetto ambientale e storico del luogo. Abbiamo riportato alla vita, la vecchia filosofia dei monaci benedettini e francescani, cercando di rimanere il più fedele possibile a quello che era il loro modo di lavorare».

Honoré de Balzac affermava che la passione è tutta l’umanità. Senza di essa, la religione, la storia, la letteratura e l’arte sarebbero inutili… A tal proposito cosa puoi dirci?

«Ho basato anch’io personalmente tutta la mia vita su una passione. Diversa da quella che è il Borgo, ma le cose che nella mia professione ho imparato, ho cercato di riversarle comunque su questo progetto, e di trasferirle a tutte le persone che lavorano per me».

 Il concetto di economia circolare risponde al desiderio di crescita sostenibile, in che modo il Borgo partecipa a questa nuova visione di vita aziendale?

«Il concetto di sostenibilità per me è fondamentale. Soprattutto perché il Mondo e le nuove generazioni stanno andando in quella direzione, e chi ancora pensa che non sia un concetto fondamentale, non riuscirà a sviluppare la propria azienda in futuro».

Quali sono i valori imprescindibili per il Borgo ma prima ancora per te?

«Per me i valori imprescindibili sono: la passione per il lavoro che si svolge, coerenza nei servizi che diamo al cliente e il concetto che il Borgo sia un progetto in continua evoluzione».

In che modo si sviluppa il progetto dell’orto a distanza?

«Il modo è semplice. I nostri clienti affittano un lotto del nostro terreno, e i nostri contadini lo coltivano con il rispetto della stagionalità e della qualità dei nostri prodotti. Successivamente con spedizioni settimanali, i nostri prodotti verranno inviati ai proprietari degli orti».

Come evolverà  il mondo della ristorazione collettiva dopo il coronavirus?

«Sta già avvenendo una grande rivoluzione, la pandemia ha accentuato ancora di più i limiti del sistema ristorativo e alberghiero, ora chi riuscirà a sopravvivere dopo questa burrasca lo farà perché si sarà innovato, l’online ha preso il sopravvento e c’è una grande offerta adesso, ma in futuro solo chi saprà distinguersi dalla massa potrà trovare nuovi spazi in questo nuovo sistema».

Nel Borgo l’attenzione alla natura è tutto. Una location mozzafiato e una cucina dai sapori a km0…

«Tutti i nostri piatti sono fatti con passione e con una ricerca della materia prima ossessiva, la parte di verdure ed erbe è un nostro concetto base, perché si sposa con tutti i nostri ideali. L’orto offre nelle stagionalità un’ampia scelta e incontra le altre materie, che non produciamo, ma le troviamo dai nostri fornitori con una filiera controllata».

Ecologico, biologico, biodinamico sono ormai parole che si fanno spazio nel nostro vocabolario quotidiano o almeno si spera… non trovi?

«Non c’è un’altra via, stiamo andando in quella direzione, quando vado in giro per il mondo a provare nuove cucine ed esperienze penso sempre se quello che provo e mangio potrebbero mangiarlo i miei figli».

Redazione


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