Il ritmo sposa il calcio Peppe Stefanelli porta la musica in campo

“Faccio suonare il pallone”. Peppe Stefanelli spiega così l’idea alla base del suo progetto "Educazione Ritmica", che prevede l’applicazione del ritmo regolare nell’allenamento dei calciatori.

A sentirlo spiegare da lui, sembra semplice, così semplice da farti dire: “Perché nessuno ci aveva pensato prima”. Ma lui, Peppe Stefanelli, non è uno qualunque, lui la musica ce l’ha nel sangue. Basta sentirlo parlare per capire che il ritmo è parte di lui. Già a 13 anni ha iniziato a studiare batteria e percussioni, senza smettere mai. Ha collaborato con moltissimi artisti: Avion Travel, Frankie Hi-Nrg, Dirotta su Cuba, David Parsons, Giorgio Panariello e dal 2000 suona con la Paolo Belli Big Band.

Ritmo, coordinazione, controllo, equilibrio interiore, velocità. Sono queste le parole d’ordine di questo metodo innovativo che punta tutto sulla ricerca e l’applicazione del ritmo regolare per acquisire il controllo dell’attività fisica e psichica.

 

“Centro Professionale Ritmo” è questo il nome della tua scuola, insomma tutto parte dalla musica?

“Tutto parte dal ritmo. Io mi occupo di ritmo perché il tempo è una questione di equilibrio. Tenere il tempo in maniera regolare è come essere un funambolo”.

Cosa c’entra il ritmo con il calcio?

“Il programma di “Educazione Ritmica” fornisce le risorse per acquisire ritmo regolare nella preparazione fisico atletica personale e di squadra. Un pallone e un metronomo elettronico sono gli strumenti fondamentali di questa tecnica. Insomma faccio suonare il pallone”.

Facci capire di più…

“Ritengo che riconoscere il tempo scandito in ognuno di noi giovi enormemente a tutta la nostra vita, perché il tempo regolare è equilibrio, la base per la buona riuscita di tutto ciò che facciamo. Il ritmo è legato al nostro io, ma per acquisirlo è necessario sentirlo dentro. Il ritmo regolare conduce ad un controllo generale delle performance”.

La musica è la tua vita, ma come nasce l’idea di portarla in campo?

“Sono sempre stato appassionato di calcio, da tifoso, poi un amico mi ha invitato a fare il secondo, un’esperienza da motivatore che mi ha permesso di comprendere meglio gli schemi e le dinamiche di squadra. Poi nel 2018 mi è stato chiesto di tenere un corso di musica durante un campus dell’Accademia Calcio Umbro e così ho iniziato a pensare. Cerco sempre un’artisticità in tutto ciò che faccio. Alla fine è nata quest’idea e la prima esperienza pilota con questi ragazzi. Palleggiare a tempo, passarsi la palla seguendo il ritmo risulta fondamentale”.

Cos’è successo dopo quest’esperienza pilota?

“Ho sviluppato un vero e proprio modello, con una serie di schemi di allenamenti. L’educazione ritmica può essere applicata nell’allenamento delle squadre di calcio di tutte le età, può essere di grande aiuto anche per i professionisti. Può essere fatta sotto forma di seminario intensivo o andare ad integrare il normale modello di allenamento. Non solo può essere anche applicata nelle scuole come educazione fisica alternativa”.

Musica, insegnamento, ritmo sembrano essere le tue grandi passioni?

“Per me il ritmo e il tempo, sono essenziali forse perché ho fatto tanta fatica a riconoscerli e trovarli all’inizio dei miei studi. Quando mi trovo davanti a una nuova sfida penso sempre al mio grande maestro Cosimo Lampis che mi diceva che per le proposte più strane bisogna prendersi il tempo di pensare. Così ho fatto anche in questo caso e dal tempo è nata un’idea e un nuovo modo di insegnare. Per me l’insegnamento è dono e relazione, bisogna sempre essere generosi quando si insegna”.

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